Musica e benessere

Stare bene.


Cosa significa stare bene per te?

Quali sono le attività che fai per stare bene?

Quanto è importante al giorno d’oggi, ritagliarsi degli spazi in cui stai bene secondo le tue modalità?

Ognuno di noi ha le proprie pratiche per stare bene, a volte non siamo neanche consapevoli dell’importanza che queste rappresentano per il nostro benessere.

In un momento come questo periodo storico, avere delle valvole di sfogo che ci aiutano a stare bene per qualche minuto, può ripercuotersi positivamente sulla nostra quotidianità.

In questo articolo desidero segnalare modalità e strumenti che favoriscono il benessere personale e che hanno anche una valenza quasi universale.

Ultimamente ho riscoperto la valenza della musica nel raggiungimento di momenti non solo piacevoli ma anche veramente benefici.

In una sessione di Coaching, lo stare bene, è un’area personale che può essere esplorata per individuare modalità di cura di sé, preferenze personali per ricaricarsi energicamente.


Durante alcune sessioni, mi sono capitati coachee che associavano una canzone o una sinfonia ad un momento di consapevolezza, oppure come modalità di ricaricarsi o rilassarsi.


Mi hanon colpito, oltre all’ascolto della musica, le esperienze legate al canto.

E che cosa succede quando qualcosa che ci piace, ci ricarica e ci conforta, ci viene tolto?

senza che neanche ce ne accorgiamo, quella nostra abitudine, nel momento in cui viene interrotta potrebbe portarci a “sfiorire”, come vedrete fra poco.

Leggendo un libro di Piero Ferrucci: “La bellezza e l’anima”, ho scoperto una storia che ho ritrovato la sera successiva durante la lettura di “un ultimo giro di giostra” di Tiziano Terzani.

Mi è sembrato particolare ritrovare questa storia in due sere di seguito ed ho pensato di condividerla con voi.

La storia è quella di un monastero benedettino nella Francia del Sud a cui, in seguito alle riforme del Concilio Vaticano II, negli anni 60, l’abate decise di ridurre gli orari del canto giornaliero. 70 monaci su 90 si ammalarono di una malattia misteriosa: letargici, depressi, incapaci di svolgere le loro normali mansioni all’interno del monastero. La mancanza del canto li aveva fatti ammalare. Fu necessario l’intervento di Alfred Tomatis, un otorinolaringoiatra esperto del rapporto suono-vita, per tornare alla normalità. Tomatis prescrisse il ritorno alle 8-9 sessioni giornaliere da 10-20 minuti e nel giro di pochi mesi tutti i monaci guarirono.

E’ proprio il caso di dirlo “canta che ti passa”!



Il canto è un'attività sociale che aiuta i partecipanti a sentirsi parte di un gruppo quindi ha una valenza inclusiva molto forte.


Purtroppo il Covid ha limitato le occasioni di canto in contesto sociale, a causa dell'aumento delle goccioline, di quell'effetto droplet che alza il rischio di contagio in ambienti chiusi.

Questa limitazione mi dispiace molto, soprattutto se penso alle scuole primarie e secondarie di primo grado ed alla meraviglia che si può vivere quando si passa vicino ad una classe che sta cantando. E mi dispiace perché la sento come la privazione di uno strumento potente per i ragazzi più fragili. D’altronde basta pensare che per fortuna perlomeno stanno andando a scuola ed in un contesto come quello attuale non è per niente un privilegio scontato.

Se vediamo la situazione in un'ottica di gratitudine pensiamo che anche in questo caso il progresso e le competenze digitali possono aiutarci: ne è l'esempio la cover di "memories", canzone dei Maroon 5, cantata dal ONE voice Choir, ognuno a casa propria.

La trovate su youtube al link

https://www.youtube.com/watch?v=I5pF9fLod9s


Se siete tra quelli a cui cantare piace, penso di avervi dato qualche buona ragione per farlo.


Se vi interessa e vi incuriosisce questa rubrica sullo stare bene, fatemelo sapere e continuerò a condividere con voi le mie ultime scoperte in modo da ispirarvi e contagiarvi.



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